Le origini di Laveno Mombello
Mombello ha radici antichissime si è soliti far risalire le sue origini al periodo primitivo: furono rinvenute, infatti, tracce di palafitte collocabili storicamente nel 3000 a.C.
Laveno, invece, pare risalire a un’epoca decisamente più recente: le prime notizie, infatti, riguardano l’epoca romana.
Si dice che il nome derivi dal Generale romano Tito Labieno che si oppose ai Galli sulle cime di Mombello (la cui origine etimologica è riconducibile a Mons Belli, ossia Monte della guerra).
Laveno e Mombello fecero parte del Comitato del Seprio e furono dominate prima dai Longobardi e Franchi, poi subirono le infeudazioni dei Visconti, dei Borromeo, dei Besozzi e degli Sforza.
Dopo la dominazione spagnola Laveno passò agli austriaci, il cui dominio si protrasse dopo il periodo napoleonico.
Laveno fu anche nucleo di importanza commerciale dove si intrecciarono attività di pesca e agricoltura. Nel 1859 fu protagonista delle sconfitte di Giuseppe Garibaldi.
Testimonianza di queste battaglie è, presso la Torre del Castello, un ossario visitato dallo stesso Garibaldi al termine della guerra. Anche il fortino sul golfo verso Cerro e la caserma di punta S. Michele configurano un’importante testimonianza degli scontri.
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Laveno Mombello
Laveno Mombello è un paese della provincia di Varese di quasi 10.000 abitanti, situato fra il centro di Laveno e le frazioni di Mombello e Cerro.
Situato sulle sponde del Lago maggiore, offre un panorama pittoresco e incantevole.
Il comune di Laveno Mombello presenta tracce di insediamento risalenti all’antichità: sono stati rinvenuti resti di palafitte del 3000 a.c.
Il nome deriverebbe dal comandante romano Tito Labieno, il quale ebbe uno scontro con i Galli sulla collina di Mombello.
Il Presepe Sommerso è uno dei punti attrattivi di questo incantevole paese: durante la notte della vigilia di Natale del 1975, un gruppo di sommozzatori del club “Lugano Sub”, ritrovandosi sulle rive del Lago Maggiore, effettuò un’immersione a 23 metri ove è situata una statua che rappresenta il Cristo degli Abissi. Per tre anni, alla Vigilia, il gruppo di sommozzatori decise di ripetere questa immersione; in seguito, l’iniziativa fu resa più solenne invitando altre persone a parteciparvi. Nel 1979 si realizzò un vero e proprio “presepe sommerso” composto da tre statue (oggi divenute quarantadue) e posizionato ad una profondità tale che tutti potessero vederlo, anche i non subacquei.
L’iniziativa vanta un successo strepitoso: ogni anno circa 90.000 persone sfilano e si raccolgono attorno al presepe buttando in segno di apprezzamento una monetina in acqua.
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