Schianto sulla provinciale, muore centauro
BUGUGGIATE – Tragedia della strada ieri pomeriggio sulla provinciale Capolago-Cassinetta. Un motociclista, urtato da un’auto, ha perso la vita. Carmine Fraterno (nella foto), 41 anni, di Laveno Mombello,
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LAVENO MOMBELLO – Festeggia domani i suoi 150 anni di storia l’”Asilo infantile”
150 anni di storia per l’”Asilo infantile – Luciano Scotti” di Laveno Mombello. Per l’occasione sarà presentata una pubblicazione sulla sua storia e verrà inaugurata una mostra fotografica della scuola dell’infanzia. Sarà l’occasione per ripercorrere insieme a bambini, genitori e cittadini un passat… (continua)
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Maltempo: piovono danni. E incidenti
Da Laveno (nella foto) a Malnate, quella di ieri è stata una giornata di pioggia battente diventata neve oltre i 1100 metri. Soprattutto nel Vco dov’è chiuso ai Tir il Passo del Sempione. Nel Varesotto, invece, il maltempo ha provocato smottamenti – quelli più importanti a Laveno e a Cremenaga, dove la Sp 61 è stata chiusa – ma anche allagamenti, la caduta di piante e incidenti: a Voltorre due persone sono rimaste ferite.
Nelle pagine di Lago Maggiore
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Laveno Mombello – Trovata l’auto di Vittorio Restelli | Varese Laghi | Varese News
Laveno Mombello – Era sparito di casa ai primi di settembre. L’auto era chiusa e notata da una residente che ha avvisato la polizia locale (nella foto una scheda di “Chi l’ha visto?”, che ha trattato della sparizione)
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FOTONOTIZIA – Laveno protagonista al concorso "Istanti di natura" | Varese Laghi | Varese News
FOTONOTIZIA – Una fotografia di Piergiovanni Salimbeni ha ottenuto il secondo posto nel concorso indetto dalla Università Popolare Tirrenica delle Scienze Naturali
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Matrimoni – Anna e Alessandro sposi a Cerro di Laveno | Varese Laghi | Varese News
Matrimoni – Nuove gallerie fotografiche nello speciale matrimoni. Per inviare le immagini e partecipare al concorso scrivere a sposi@varesenews.it
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Laveno Mombello – "Preparato e prudente": gli amici piangono Alessandro Pivetta | Varese Laghi | Varese News
Laveno Mombello – Al Delta Club non c’è pace per la scomparsa del giovane. Difficile capire le cause dell’incidente: l’aria era “mossa”, una condizione che non impedisce di volare in sicurezza (foto www.deltaclublaveno.it)
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Laveno Mombello – "Preparato e prudente":
gli amici piangono
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Laveno, precipita e muore deltaplanista
Un deltaplanista, Alessandro Pivetta, 33 anni, socio del Delta Club Laveno, è precipitato sul tetto dell’albergo alla stazione a monte della Funivia di Laveno. L’incidente è avvenuto attorno alle 17.45 di ieri. Stando ad una prima ricostruzione, lo sportivo sarebbe decollato dalla vetta del Sasso del Ferro, che sovrasta Laveno (foto), e poi dopo aver sorvolato la vetta stava veleggiando sopra l’impianto di risalita della funivia, dove si trovavano decine e decine di turisti. Forse una manovra sbagliata, un malore, o un cedimento strutturale del delta: il deltaplano è stato visto perdere quota ed urtare una parte del tetto superiore dell’albergo precipitandovi sopra. Il ferito, apparso subito in condizioni disperate, è morto durante il trasporto all’ospedale di Varese.
a pagina 5
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Laveno Mombello – Deltaplanista si schianta e muore sul ristorante del Poggio Sant’Elsa | Varese Laghi | Varese News
Laveno Mombello – L’incidente avvenuto intorno alle 18 di domenica, vittima un 33enne comasco. L’intervento di tre elicotteri non è bastato, il giovane è spirato dopo essere arrivato in ospedale (nella foto i soccorsi in azione)
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Laveno Mombello – Deltaplanista si schianta e muore
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Si tuffa nel Bardello e salva un vitellino Occhio clinico e vecchio fiuto
Un vitellino di soli cinque giorni, scappato da un allevamento, è stato salvato dalle acque del Bardello da un volontario della Protezione civile di Laveno Mombello, che si è tuffato nel fiume. E’ accaduto ieri pomeriggio nella zona della Torcitura di Brebbia in via Mazzino. Nella foto il vitellino allattato dalla mucca condotta sul posto.
Claudio Perozzo a pagina 12
di GIANNI SPARTA’
I progressi nelle indagini giudiziarie, agevolati dalla tecnica, presentano gli stessi rischi che la diagnostica avanzata (la chiamano “per immagini”) ha procurato ai medici. Grazie alle macchine capaci di esplorare l’infinitensimale si raggiungono le parti più recondite del corpo umano: gran bella risorsa. Ma usando lo zoom è facile perdere di vista lo stato generale di un paziente la cui valutazione era una volta il campo d’azione nel quale i camici bianchi misuravano la loro bravura. L’occhio clinico faceva la differenza: se uno ce l’aveva era un grande. Ed era, l’occhio clinico del medico, come il fiuto investigativo di un maresciallo dei carabinieri o di un commissario di polizia. Quante storie e quante leggende.
Ora la doccia scozzese piovuta sull’inchiesta per il delitto di Garlasco getta ombre grottesche su quanto, per due anni, abbiamo letto nei giornali, che sarebbe il meno, e visto nei salotti di talk show televisivi, trasformati da abili suscitatori di emozioni popolari in processi virtuali con indici d’ascolto altissimi. L’immaginario collettivo s’è arrovellato attorno ai pedali e alla sella di una bicicletta che doveva avere impressa, da qualche parte del telaio, l’impronta genetica dell’assassino. Portato in studio, messo sotto il fuoco delle telecamere, il velociopede è stato quasi interrogato da criminologi, magistrati in libera uscita, avvocati, psicologi e attori di fiction perché dopo il Grande Fratello non c’è più una separazione netta tra immaginazione e realtà. Deposta in garage la bicicletta, è toccato a un paio di scarpe salire sul palcoscenico: le scarpe di Alberto Stasi che “sicuramente” avevano camminato nel mattatoio in cui è stata uccisa Chiara Poggi. C’era sangue ovunque nella villetta del delitto: sul pavimento, lungo la scala. Un test riprodotto al computer con immagini tridimensionali annunciava urbi et orbi che sarebbe stato impossibile per l’omicida, cioè Alberto Stasi, non avere qualche macchiolina nelle suole, in caso di calpestio, sulle tomaie, nell’eventualità di uno schizzo.
Bene: a distanza di due anni, quando il tam tam mediatico è ormai sedato, qualcuno ha compiuto un gesto che era la prima regola di un’indagine prima dei Ris e dei loro complicati sortilegi genetici. Ha verificato un alibi e appurato che Alberto non ha potuto uccidere Chiara alle 12 se alla 12,20 era ancora chino sul computer, impeccabile registratore di tempi e date, se non manipolato. Figuraccia mondiale, sconcerto, chilometri di riprese televisive ridotte a spazzatura e formidabile carta nella mani della difesa.
Alberto innocente? Non è detto. E comunque i processi non sono portatori sani di verità con la V maiuscola. La morale da trarre è che le sentenze, a dispetto di fantastiche scoperte scientifiche, non possono essere il risultato di formule matematiche. Quando ci si trova di fronte a un capovolgimento di fronte come quello di Garlasco, è forte la nostalgia per i brigadieri delle Volanti che se ne impipavano delle perizie, non indagavano a senso unico, e ai cronisti di nera, confidando nelle loro fonti, rispondevano: non trascuriamo nessuna pista.
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