I MASSI ERRATICI O TROVANTI

maggio 20, 2009 · Filed Under La Storia di Laveno Mombello · Comment 

I massi erratici sono blocchi di roccia molto grossi che si possono trovare sui dorsi delle Prealpi, la loro struttura è differente da quella delle rocce locali, denota la loro provenienza da altre località alpine.

Il loro arrivo risale all’ era glaciale, durante il quale il sistema alpino e la zona prealpina erano coperte da un enorme placca di ghiaccio che si spingeva, con ampi ventagli sino alla pianura e nel fondo valli.

Se ne potevano trovare molti anche sul versante del Sasso del Ferro;

Oggi ce ne sono alcuni raggiungibili:

A circa venti minuti di cammino da Casere, possiamo osservare un importante sasso erratico chiamato Sass du la Poma per la presenza in passato di un melo selvatico.

Il possente momolito di gneiss e di forma tabulare, nel corso degli anni ha trovato una roccia dolomitica affiorante su cui ancora oggi possiamo osservarlo.

Il trovante, noto per la sua forma che ricorda quella di un fungo, posto a m800 di altitudine, ha un perimetro di circa 17 metri, ed uno spessore di circa 2.

Giunti a circa 110 metri di altezza, sul pianoro della Cujaga, in direzione sud-est prima del sentiero in discesa che porta a Cittiglio, troveremo dei segnali indicatori di colore giallo che a breve ci condurranno al Masso del Sasso del Ferro.

Potremo osservare appoggiato a sbalzo,  questo trovante nella tipica colorazione grigia, in parte ricoperto di muschi, esso ragiunge oltre i 20 metri di perimetro, mentre la tavola si aggira intorno ai 2 metri.

Sempre in questa località chiamata Cujaga, affaciandoci sul lago potremo trovare un monolito di media grandezza, color grigio.

Ad una altitudine di 600 metri, con due diverse denominazioni: Sass dul Mergozz, ricordando il vento che soffia durante le tempeste e Sass dul Bocc, termine che in dialetto ricorda il maschio della capra atto alla riproduzione.

Ci appare circondato da alberi di quercia e castagno che lo ombreggiano.

Il trovante di gneiss è alto 2 metri circa ed ha un perimetro di 12 metri.

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IL SASSO DEL FUNGO

maggio 20, 2009 · Filed Under La Storia di Laveno Mombello · Comment 

I massi erratici hanno costituito per gli abitanti delle valli un’ importante  punto di  riferimento. Adagiato sul monte, a nord della frazione di Monteggia, raggiungibile a piedi attraverso un percorso segnalato, si trova un, millenario masso, noto col nome di Sasso del Fungo o Tavola di S. Caterina, posto ad un altitudine di 450 m circa. Il primo nome si riferisce alla caratteristica forma; il secondo trae invece origine da una leggenda popolare-religiosa. La pietra poggia su uno spuntone che funge da piedistallo. Trasportato dal ghiacciaio verso il piano, il sasso, venuto a contatto con la roccia sottostante, si è fermato per attrito adagiandosi sopra di essa. La particolare posizione gli conferisce l’ aspetto di un colossale fungo  in bilico sul vuoto, anche se i lavori di consolidamento hanno sminuito questa storica caratteristica incrementandolo alla base.

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LA FUNIVIA DEL LAGO

maggio 20, 2009 · Filed Under La Storia di Laveno Mombello · Comment 

La Funivia del Lago parte da (da via Tinelli) per risalire l’impervio pendio che porta al Poggio Sant’ Elsa.

La sua costruzione iniziò nell’ estate del 1961 grazie al progetto dell’ ingegnere Menichelli di Bolzano.

Fù poi inaugurata il 7 giugno del 1964.

Parte da 210 metri circa di altitudine ed arriva a quota 946 sul livello del mare.

Ecco come fu ricordata dalla “Prealpina” un mese dopo l’ entrata in funzione:

Dal 7 giugno ad oggi, oltre diecimila persone sono salite nei “castelli” che, nel sole, brillano come argento puro, sino a Poggio Sant’ Elsa, ieri ancora una cima pittoresca, ma incolta e difficile da raggiungere, oggi un autentico terrazzo, un balcone come è stato definito, che dal monte Sasso del Ferro si apre su un panorama incantevole.

Il silenzio è completo, perfetto il senso dell’ isolamento e altrettanto prezioso mentre sotto si stende il disegno preciso, minuto, di un mondo che sembra infinitamente lontano.

Oggi, completamente ristrutturata, offre a chi raggiunge il Poggio strutture di accoglienza e ristoro.

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La storia

maggio 19, 2009 · Filed Under La Storia di Laveno Mombello · Comment 

Nascita del comune

Con decreto del 18 dicembre 1927, in seguito alla fusione dei Comuni di , e nasce il nuovo Comune di .

Preistoria

Le prime tracce di presenza umana sono state rinvenute a nell’area della Torbiera, in passato occupata da un lago di origine glaciale, ove gli uomini primitivi posero le loro abitazioni. I ritrovamenti effettuati nel corso dell’escavazioni della torba nella seconda metà dell’ Ottocento ad opera di don Carlo Tinelli portarono alla luce una palafitta, coltellini, raschiatoi, piroghe del periodo neolitico ed eneolitico. I reperti in parte sono andati dispersi e in parte sono depositati nei Musei Civici di Villa Mirabello a .

Età romana

Molto probabilmente è di origine romana poichè la sua posizione  geografica era favorevole alla istituzione di una stazione militare. Lo confermarono alcuni ritrovamenti: nell’ Ottocento il busto marmoreo di una statua, oggi al Castello Sforzesco di e, negli anni Sessanta del Novecento, alcune tombe a cassetta del I sec. d.C, sul colle di S. Michele.

Medioevo

Scarse sono le notizie di questo periodo. I più antichi documenti che accennano a sono la donazione, ritenuta un falso, da parte di Re Liutprando di varie località della zona, fra cui , al monastero di S. Pietro in Ciel d’ Oro di Pavia, un “istrumento” dell’846 che cita la località di Vararo e la frazione di Monteggia e, infine, la donazione al monastero di Cluny della Chiesa di Santa Maria in Ca’ Deserta. Appartengono  a quest’ epoca le chiesette romaniche  dei S.S. Defendente, Celso e Nazario a Ceserolo () e l’ oratorio di S.Maria di Corte a . Interessante a è il monastero degli Umiliati dell’ elegante porticato in località Bostano.

Sec. XV

I comuni, che eranostati sempre liberi, vengono assoggettati a regime feudale. In data 2 aprile 1449 , e altri comuni vicini sono ceduti per 1000 fiorini a Vitaliano Borromeo e apparterranno a questa famiglia sino alla soppressione dei feudi. fa invece parte del feudo di Leggiuno concesso nel 1491 a Francesco Cremona Favagrossa e poi ai Besozzi.

Sec. XVII

Gli avvenimenti più rilevanti di questo secolo sono quelli della peste e dell’invasione degli stranieri: il  primo caso di peste viene segnalato a il giorno 22 luglio 1630; alcuni anni dopo, nel 1636, i francesi giunsero a e poi si diressero alla volta di devastandone alcune località. A viene edificato l’austero palazzo dei conti Guilizzoni, oggi sede del Museo Internazionale Design Ceramico.

Sec. XVIII

Dopo un lungo periodo di decadenza, come lamentano i lavenesi nei documenti del Settecento, in questo secolo si pongono le basi per lo sviluppo demografico ed economico del paese. , in seguito agli accordi di Worms, che trasforma la sponda sinistra del nel nuovo confine del Ducato, subentra nel febbraio del 1744 ai mercati di granaglie che si tenevano prima a Intra e Pallanza.

Sempre nel Settecento , sia pure per un periodo limitato dal 1774 al 1788, divenne uno dei pochi comuni sede di Regia Pretura.

Sec. XIX

In questo secolo gli austriaci, al fine di controllare la sponda piemontese, trasformarono in una piazzaforte. Dopo un arsenale per la propria flottiglia, negli anni Cinquanta diedoro avvio alla costruzione di parecchie fortificazioni: la caserma di S. Michele, il forte Castello (che vide le imprese dei Garibaldini nel maggio del 1859), il Blockhaus e il Fortino a .

Prima della fine del dominio austriaco vede nascere una fabbrica di ceramica che assicurerà lavoro per più di un secolo non solo ai cittadini di , e ma anche a tanti abitanti dei  comuni vicini.

Sec. XX

Prosegue l’ espansione dell’ industria ceramistica che farà conoscere il nome di in tutto il mondo. Negli anni Venti, sotto la guida dell’ ingegnere Luciano Scotti, si avvia un ampliamento dell’ industria con la creazione dei magazzini del ” Ponte ” e lo stabilimento ove si produrrà porcellana da tavola e isolatori. Poi a cominciare dagli anni Ottanta, dopo vari passaggi di proprietà, inizia il declino delle ceramiche con la chiusura dapprima dello stabilimento Lago nel 1982 e poi via via di tutti gli altri.

Oggi il Comune si avvia a diventare un luogo di turismo stagionale e di seconde case che vanno ad aggiungersi alle ville che nei primi del Novecento erano state costruite. Di queste ricordiamo la villa Bassani sul lungolago De Angeli, la villa liberty di viale porro e le ville sorte lungo la strada che conduce a .

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TRADIZIONI GASTRONOMICHE

maggio 19, 2009 · Filed Under La Storia di Laveno Mombello, Lago Maggiore, Varie · Comment 

La presenza di laghi, torrenti e fiumi un tempo puliti offriva una ricca varietà di pesci di acqua dolce, che costituivano una delle caratteristiche fondamentali della cucina di . In primo piano il pesce persico ( ora purtroppo di quasi esclusiva provenienza da altri laghi dopo il pesante inquinamento da DDT del ), ma anche le tinche, le carpe, gli agoni e le alborelle ( entrambi ottimi in carpione ), le trote, i lavorelli, i lucci, le anguille, le bottatrici, per non parlare dei vaironi pregiati pesci di fiume. Sono stati in tante famiglie, soprattutto in periodi di crisi economica, gli ingredienti principali di piatti preparati al forno o fritti, in tegame o aromatizzati o uniti ad altre preparazioni. Oggi i soli riferimenti rimasti riguardano il pesce persico filettato o con il risotto, il carpione (sempre più difficile da trovare fatto con le classiche alborelle), il lavarello al forno o filettato. Passiamo dal lago alla montagna, dove si è invece mantenuta la tradizione della raccolta autunnale di funghi nonostante il progressivo abbandono dei boschi lasciati senza la periodica pulizia, classica di un tempo. Sotto i castagni, i faggi e le betulle è ancora possibile nei periodi e nei luoghi giusti, ben conosciuti e gelosamente nascosti dai fungiatt, raccogliere specie ottime come i boleti i finferli o gallinacci, le mazze di tamburo, i chiodini. A seconda della specie sono possibili ottimi piatti con funghi trifolati, in umido, crudi in insalata, per non parlare del classico risotto con i funghi.

Ma, come la più sana e autentica tradizione lombarda suggerisce, anche la cassoeula e i bruscitt trovano ampia ragion d’ essere. La prima non di facile digestione e piatto tipicamente invernale, è un insieme di carni suine unite a verdure dove la verza ne fa da regina; i secondi costituiti da un trito di carne bovina e equina, sono un gustoso condimento per la polenta.

Un alimento qui prodotto è il miele. Ricco di sali minerali e vitamine, esso è tutelato dal “Consorzio Qualità miele Varesino” ed è prodotto in tre diversi tipi: miele millefiori, indicato per colazioni e preparazioni dolciarie; miele di acacia, pregevole accompagnamento nella degustazione di formaggi stagionati e di frutta; miele di castagno dal sapore più forte e amaro, ideale abbinamento a piatti a base di formaggi caprini stagionati.

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Le origini di Laveno Mombello

marzo 31, 2009 · Filed Under La Storia di Laveno Mombello · Comment 

ha radici antichissime si è soliti far risalire le sue origini al periodo primitivo: furono rinvenute, infatti, tracce di palafitte collocabili storicamente nel 3000 a.C.

, invece, pare risalire a un’epoca decisamente più recente: le prime notizie, infatti, riguardano l’epoca romana.

Si dice che il nome derivi dal Generale romano Tito Labieno che si oppose ai Galli sulle cime di (la cui origine etimologica è riconducibile a Mons Belli, ossia Monte della guerra).

e fecero parte del Comitato del Seprio e furono dominate prima dai Longobardi e Franchi, poi subirono le infeudazioni dei Visconti, dei Borromeo, dei Besozzi e degli Sforza.

Dopo la dominazione spagnola passò agli austriaci, il cui dominio si protrasse dopo il periodo napoleonico.

fu anche nucleo di importanza commerciale dove si intrecciarono attività di pesca e agricoltura. Nel 1859 fu protagonista delle sconfitte di Giuseppe Garibaldi.

Testimonianza di queste battaglie è, presso la Torre del Castello, un ossario visitato dallo stesso Garibaldi al termine della guerra. Anche il fortino sul golfo verso e la caserma di punta S. Michele configurano un’importante testimonianza degli scontri.

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